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“SEGRETI POP” – RAIUNO

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GUARDA “SEGRETI POP” – RAI UNO – “LA MUSICA COPIATA”
GUARDA “SEGRETI POP” – RAI UNO – “LA MUSICA SPIATA”
GUARDA “SEGRETI POP” – RAI UNO – “LA MUSICA VIETATA”
GUARDA “SEGRETI POP” – RAI UNO – “LA MUSICARMATA”SEGRETI POP

SEGRETI POP
Estratto dal sito http://www.media.rai.it
Un grande regalo che la tv ha saputo fare ai telespettatori si chiama Segreti Pop, è targato Rai Uno ed è andato in onda nelle seconde serate di sabato. Il giornalista Michele Bovi insieme ai suoi collaboratori, tra cui l’autore Roberto Vecchi, ha dato in pasto ai nottambuli un ciclo di puntate che – ne siamo certi – non finirà qui. Si tratta di un’intuizione in cui la quantità degli ottimi ascolti arriva finalmente dalla qualità. E tutto parte dal motore creativo di Bovi, che non è l’uomo qualunque ma il conoscitore per eccellenza delle Teche Rai, avendone estrapolato dei gioielli come I ’60 a colori, DaDaDa o TecheTecheTe’. Stiamo parlando di uno studioso come pochi sul diritto d’autore, uno che della storia del videoclip conosce vita, morte e miracoli, e solo partendo da una competenza così si può arrivare a fare inchiesta, al saperlo fare in modo accattivante e senza accontentarsi. Perché se da un lato Segreti Pop non si limita a darci un assaggio superficiale sui rapporti tra la musica e il suo lato più industriale, dall’altra non scende mai troppo nei tecnicismi del marketing o del gergo.
Si parla appunto di storie. Prima ce le propone, d’impatto le riconosciamo ma subito scatta il fattore sorpresa grazie alla capacità del programma di scavare oltre la patina del luogo comune, del simbolo, del mito che pensavamo puro, incorrotto, leggendario, per farne una radiografia intrigante e del tutto inedita. E’ il caso de “La Musicarmata”, la storia che i libri non raccontano sugli antenati del videoclip, i Cinebox, ossia un enorme juke box di invenzione italiana che con 100 lire mostrava dei proto videoclip, creati apposta per questo marchingegno diabolico. Quando approdarono negli States, rientrarono negli interessi della mafia, ma anche in un gioco più grande di loro: lo stesso gioco che si può apprezzare nell’ultimo step di questa magica serie, “La musica spiata”, con dichiarazioni e aneddoti di chi in prima persona ha visto 007 e spioni, più o meno professionali o con gli occhiali a specchio, ruotare attorno a se ma anche a personalità del calibro di Vasco Rossi, Elvis e Lucio Battisti.
Ingranaggi complessi, lotte di potere, retroscena politici ed economici. Eppure Segreti Pop riesce a dipanare la matassa lasciando il telespettatore incollato allo schermo. La forza del prodotto non sta solo nella storia, nel pedigree di chi la scrive o nel metodo scelto per raccontarla. Non bastano neanche protagonisti selezionati con estrema cura senza dei giusti affabulatori che leghino un aneddoto all’altro. Gli episodi narrati – alcuni conosciuti, altri appartenenti alla categoria delle leggende metropolitane – hanno ora acquisito lo status di momenti storici che è bene portare alla luce e cominciare a studiare. Forse una maggiore pubblicità al programma avrebbe portato qualche migliaio di spettatori in più, ma troviamolo il bicchiere mezzo pieno. Brava Rai Uno perché ha trovato lo spiraglio di un modo nuovo e originale di fare cultura, un bel primo passo che speriamo si senta forte e chiaro. Anche se nel cuore della notte.

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